Il vero disastro dei Tornado
— Manlio Dinucci, 20.8.2014”Il Manifesto”
La
collisione tra due caccia Tornado, che ha provocato la morte dei quattro
membri di equipaggio e avrebbe potuto avere conseguenze ancora più
gravi, ci pone di fronte a una realtà che la politica ufficiale si
guarda bene dal chiamare col suo vero nome: guerra. Uniformandosi
a tale «regola», l’aeronautica militare informa che i Tornado, velivoli
da combattimento acquisiti a partire dal 1982, vengono oggi usati
essenzialmente per le «operazioni di risposta alle crisi con finalità
strumentali alla vocazione pacifica del nostro Paese».
Questi cacciabombardieri — ricorda l’aeronautica — furono impiegati nel
Golfo Persico nel 1990/91 (ossia nella prima guerra contro l’Iraq). Quindi
dal 1993 nei Balcani, ossia nella serie di operazioni Nato culminate nella
guerra contro la Jugoslavia, nella quale i Tornado effettuarono
insieme ad altri aerei 1440 missioni di attacco. Successivamente sono
stati usati in Afghanistan, dove dal novembre 2009 sono stati avvicendati
dai caccia Amx. Infine, nel 2011, sono stati usati nella guerra contro la
Libia, nella quale in oltre sette mesi i velivoli dell’aeronautica militare
hanno condotto oltre 1900 missioni di attacco, lanciando centinaia di
bombe e missili. Nel corso di tali operazioni — informa l’Aeronautica —
«l’efficacia dei Tornado è stata accresciuta dall’acquisizione di
sistemi d’arma d’avanguardia». Tra i più recenti, due nuovi armamenti Usa
di precisione, l’Advanced Anti Radiation Guided Missile (Aargm) e la
Small Diameter Bomb (Sdb), che permettono ai cacciabombardieri di sopprimere
le difese aeree nemiche e colpire gli obiettivi terrestri.
Non a caso i due Tornado precipitati volavano a bassissima
quota, tecnica usata per questo tipo di attacco condotto in profondià in
territorio nemico.
I due caccia — impegnati in una missione addestrativa propedeutica
ad un’esercitazione Nato in programma nel prossimo autunno — erano decollati
da Ghedi (Brescia), base del 6° Stormo. Lo comunica l’aeronautica. Non dice
però che Ghedi-Torre è, insieme ad Aviano, il sito in cui sono depositate
70–90 bombe nucleari statunitensi B-61. Ciò emerge dal rapporto «U.S.
non-strategic nuclear weapons in Europe», presentato all’assemblea parlamentare
della Nato. Le bombe nucleari sono tenute in speciali hangar insieme
a cacciabombardieri statunitensi F-15 e F-16 e Tornado
italiani, pronti per l’attacco nucleare.
Lo spiegamento delle armi nucleari statunitensi in Europa è regolato
da accordi segreti, che i governi non hanno mai sottoposto ai rispettivi
parlamenti. Quello che regola lo schieramento delle armi nucleari in Italia
stabilisce il principio della «doppia chiave», ossia prevede che una
parte di queste armi possa essere usata dall’aeronautica italiana sotto
comando Usa.
A tal fine — rivela il rapporto — piloti italiani vengono addestrati
all’uso delle bombe nucleari. Quello che ufficialmente si sa è che le
B-61 saranno trasformate da bombe a caduta libera in bombe «intelligenti»,
che potranno essere sganciate a grande distanza dall’obiettivo. Le nuove
bombe nucleari B61-12 a guida di precisione, che avranno una potenza
media di 50 kiloton (circa quattro volte la bomba di Hiroshima), «saranno
integrate col caccia F-35 Joint Strike Fighter». I piloti italiani —
che oggi vengono addestrati all’uso delle B-61 con i caccia Tornado,
saranno quindi tra non molto preparati all’attacco nucleare con gli F-35 armati
con le B61-12. In tal modo l’Italia continuerà a violare il Trattato
di non-proliferazione, che vieta agli stati in possesso di armi nucleari di
trasferirle ad altri (Art. 1) e a quelli non-nucleari di riceverle da
chicchessia (Art. 2).
Il disastroso incidente dei due Tornado nei pressi di Ascoli Piceno dovrebbe
dunque suonare come un campanello d’allarme, non solo riguardo alla sicurezza
degli abitanti sulla cui testa gli aerei si esercitano alla guerra, ma sulla
guerra che ci minaccia tutti.